«In Palestina si è continuato a produrre poesia nei peggiori momenti storici ..» (p. X); «Cosa significa fare poesia a Gaza? .» (p. 5). Una raccolta di poesie da Gaza, «Il loro grido è la mia voce» (2025): «Potremmo non cambiare questo mondo con ciò che scriviamo, ma potremmo graffiare la vergogna» (p. 53) scrive Marwan Makhoul.

Per leggere queste poesie, occorre fare silenzio, prendersi una pausa, chiudere gli occhi, empatizzare, con un popolo vittima di GENOCIDIO, e con un governo di destra d’Israele accecato dall’odio. Possibile che non esista in Israele, popolo che si ritiene “eletto da Dio” una coscienza cristica per quello che sta avvenendo a Gaza?

Bambini, anziani, operatori sanitari, giornalisti uccisi, famiglie senza casa, nessuno è risparmiato in questo lembo di terra pieno di sangue, dove al posto degli uccelli ci sono aerei che bombardano e il rumore dei droni, purtroppo, nel silenzio e nella complicità del mondo, delle potenze mondiali. È chiara la strategia sistematica d’Israele, scacciare questo popolo palestinese dalla sua terra, come sta avvenendo in Cisgiordania, aggredendo i palestinesi, bruciando gli ulivi, con nuove colonie che strappano pezzi di terra beffandosi anche del diritto internazionale.

Dopo il 7 ottobre 2023, dopo i crimini orribili compiuti dal movimento terrorista Hamas, Israele, l’Idf e il governo Nethanyhau hanno scatenato una vendetta e una pulizia etnica senza precedenti, per prendersi questa terra, uccidendo più di 60.00 civili, più di 70.000 feriti, soprattutto bambini, donne, il cui obiettivo non è sconfiggere Hamas, ma eliminare un popolo: GENOCIDIO[1]. Tutto questo avviene con il sostegno forte degli Usa di Trump, dell’Unione Europea, purtroppo anche dell’Italia con il governo Meloni e con la complicità di molte altre nazioni.
Perché scrivere poesie da Gaza? Case, scuole, asili, ospedali, università, moschee, sogni, futuro, non esiste più tutto questo a Gaza. A Gaza c’è una popolazione stremata dalla guerra e dalla fame, umiliata, che lotta per sopravvivere. Un vescovo qualche tempo addietro disse: “Un campo di concentramento a cielo aperto. Non hanno imparato nulla dall’olocausto”. La verità è che si vuole annientare un popolo, e questa guerra non solo sta disumanizzando Israele, guidata da un movimento ideologico sionista, ma l’odio produce solo odio, isolando Israele dal mondo, e forse questo voleva Hamas, per cui gli ebrei sono identificati con Israele, aumentando l’antisemitismo. Le parti si sono invertite!

«Il male che fanno è diabolico, ma pretendono che tu creda che le vittime sono loro» (p. 130). Si scrive poesia, per resistere, per non mollare, denunciare, per gridare, per raccontare. Sembra non esserci fine, lo strazio dei telegiornali e dei giornali (che sono sotto il dominio politico e finanziario dei potenti) ci mostrano tanta disumanità, una blasfemia, un’offesa all’uomo, alla civiltà, alla dignità, alla cultura, se queste ancora esistono.
A Gaza non c’è tempo,
che cos’è il tempo a Gaza?
Volevo giocare con gli aquiloni,
gli aerei dominano il cielo.
Volevo piantare dei fiori,
ma hanno sganciato le bombe.
La fame, la sete, i morti,
visti con gli occhi di un bambino,
perché mi avete messo al mondo
se non mi fare sognare?
A Gaza mi chiedo,
cosa è l’umanità?
(Vincenzo Leonardo Manuli)

[1] «Il genocidio è solo un pretesto. Il risultato sarà un grande passo avanti verso uno Stato autoritario, soprattutto con l’ascesa di Donald Trump», p. 118.

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