ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO C) – Lc 24,46-53

Si chiude una pagina e se ne apre un’altra, nuova. L’assunzione di Gesù al cielo è un nuovo inizio, il tempo dello Spirito, il tempo della Chiesa, il tempo della gioia, in attesa del suo ritorno nella gloria, a cui fa seguito il dono dello Spirito Santo: Ecco io sono con voi.. Il Maestro saluta i suoi e dona una promessa e una benedizione che accompagna i suoi discepoli. Trascorsi i cinquanta giorni, dopo le apparizioni, Gesù, con la sua presenza fisica li ha aiutati a crescere, hanno fatto esperienza della potenza della sua parola, adesso dovranno imparare a vivere la relazione con lui in un modo diverso, per mezzo dello Spirito che Gesù ci ha donato vuole farci entrare in un modo nuovo di vivere l’esistenza.
Il tempo della promessa
L’assunzione di Gesù al Cielo è a favore dei discepoli, colui che siede alla destra del Padre nei cieli, infatti, è il grande intercessore. “Sia nel Vangelo che negli Atti Luca insiste molto sull’immagine del ritorno di Gesù al Padre. Questa immagine richiama una parabola tipicamente lucana, quella del figlio che ritorna nella casa del padre misericordioso, richiama anche la figura di Adamo che può ritornare nel Paradiso che Dio ha pensato per lui. Qui possiamo rivederci anche noi, i figli che finalmente possono ritornare nella casa del Padre” (GP).C’è un saldo rapporto tra ascensione e pentecoste: entrambi gli eventi sono parte costitutiva dell’atto unico e indivisibile che è l’evento pasquale: “I compagni di vita di Gesù si vedono trasformati dall’esodo di Gesù e dal dono dello Spirito in suoi testimoni. Come in una dinamica antropologica di crescita e di divenire, il distacco e la separazione aprono la strada a un nuovo attaccamento, alla creazione di un nuovo legame, così la partenza di Gesù situa i discepoli in una relazione radicalmente rinnovata con lui” (LM).

Il tempo di una nuova umanità
L’assunzione è in piena continuità con la sua venuta nella carne, e per noi ha un valore salvifico perché “Gesù entra nella gloria divina con la sua umanità che è la nostra stessa umanità. In questo modo la natura umana, di per sé fragile e sottomessa alla corruzione, è diventata partecipe della incorruttibilità divina” (GC). Questo è il tempo della testimonianza, dell’annuncio: “Siamo chiamati a farlo prima di tutto e fondamentalmente attraverso le relazioni che viviamo tra noi. Non possiamo testimoniare un Dio che è comunione se tra noi imperversa la divisione, non possiamo testimoniare un Dio che è perdono se tra noi ha gioco facile il rancore e l’intolleranza, non possiamo testimoniare la piccolezza di Dio se tra noi ci divoriamo per conquistare briciole di potere” (GP). Il feriale diviene spazio della sua presenza, Gesù è nella gloria del Padre, ed è possibile annunciare il Vangelo di Dio nel suo nome: Gesù ha vinto il peccato e la morte così che è a disposizione degli uomini il perdono di Dio.

Il tempo dello Spirito
C’è anche una dimensione di attesa, nella promessa e benedizione del Risorto. All’assunzione fa seguito il dono dello Spirito, “la Chiesa nasce plurale. È una comunità che testimonia” (GP). Luca ricorda con insistenza che lo Spirito è su di noi, ecco la promessa e la benedizione della missione, costringendo i discepoli a allargare gli orizzonti, volare alto, guardare oltre.
Il tempo della gioia
Da questo legame, nasce la gioia che fa cantare canti di lode che divengono liturgia. C’è un legame strettissimo tra Ascensione, Pentecoste e Parusia: l’Ascensione prepara la seconda venuta di Gesù, quella in cui la morte sarà vinta non solo per lui ma per tutti gli uomini; e il tempo intermedio, lungi dall’essere un tempo vuoto, di pura attesa, sarà colmato dal dono dello Spirito in modo da diventare esperienza iniziale di salvezza” (GC).

E Gesù sale al cielo benedicendoci, allargando le braccia, non per andar via, con le mani stese per inviarci a predicare la buona novella, per difenderci e per proteggerci. Inizia un cammino al plurale, vocati ad andare, oltre le chiusure di ogni tempio in cui si voglia rinchiudere la presenza di Dio, testimoniando la via aperta per tutti della scoperta dell’accoglienza del Padre.

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