Il titolo è provocatorio: Preti usa e getta? Il sottotitolo, Le comunità e i loro preti: ambizioso, promuove un dibattito culturale, teologico ed ecclesiologico. A firma di Giovanni Frausini, teologo e docente, un testo di circa 230 pp., (2024) sei capitoli più due capitoli di approfondimenti, getta uno sguardo sul ministero del presbitero-vescovo-comunità, in un contesto in cambiamento, come era compreso il ministero nei primi secoli, i passaggi storici e teologici, riflettendo sull’oggi e l’avvenire che pone domande per una nuova comprensione del rapporto ministri e comunità, in un tempo di sinodalità (quest’ultimo termine uno slogan abusato e forse mai attuato!). “Oggi ci troviamo davanti ad una situazione nuova” (p. 9), “la lingua parlata non è più quella della chiesa” (p. 10), e “si fa fatica a vederla, dove è mutato il contesto sociale dove i ministri sono chiamati ad operare” (pp. 30.37). Il sacerdote, il presbitero-vescovo, oggi va interpretato in un contesto che è cambiato. L’Autore invita ad aprire gli occhi, ad ascoltare lo Spirito, c’è un tempo propizio, un kairòs nel quale siamo chiamati a scegliere, nel quale non è più possibile ascoltare la Parola senza metterla in pratica.

Dal prete ong al prete imprenditore, dal prete politico al prete tutto per il sociale, dal prete mistico al prete social o influencer, dal prete di strada al prete alla moda, e così via, quel ruolo sacrale, oggi non c’è più, il cui ministero all’interno della chiesa e della società è in via di definizione.

Nei secoli il ministero ha avuto una comprensione in evoluzione, a partire dalle prime comunità. La riflessione sul ministero ordinato ha vissuto in diversi tempi con grandi trasformazioni e ci si domanda quale sarà il ministero di domani. Il ministero nasce da Cristo, e la Chiesa trasmette, “il sacerdozio ministeriale è lo strumento attraverso il quale Cristo unico ed eterno sacerdote, agisce affinchè tuti i credenti formino il popolo sacerdotale, la chiesa suo corpo” (90-91). Sacerdozio ministeriale e sacerdozio battesimale sono a servizio, l’uno dell’altro, senza subordinazione e supremazia, ma quanto è chiaro che il presbitero è membro del popolo di Dio? “Siamo tutti popolo di Dio, popolo sacerdotale profetico e regale” (p. 113), ma si chiede l’Autore, “come mai la Messa crismale, che doveva essere festa del popolo di Dio è festa solo dei preti?” (p. 121). “La comunità, l’eucaristia, i sacramenti, l’iniziazione cristiana, assemblee senza eucaristia domenicale, importazione di preti dall’estero, occorre ridare voce alle comunità” (p. 137). È messa in discussione la formazione nei seminari, l’idoneità del candidato e citando un autore afferma: “va anche sottolineato, a proposito di formazione che uno dei maggiori disagi che vivono i preti oggi è quello di essere formati per un mondo che si va dissolvendo” (p. 146). “Il prete è anche un uomo, soprattutto è un uomo”, e “Dio ha scelto l’umano per raggiungerci ed amarci” (pp. 162-165).
Quale ministero per il futuro? In un tempo di individualismo, di nichilismo di religiosità fai da te e on demand, dove c’è la pastorale della finzione (la celebrazione della cresima, del battesimo), (p. 170), “i linguaggi della vita non sempre parlano la nostra stessa lingua” (p. 172). “Occorrono preti mistagoghi, comunità capaci di mistagogia” (p. 182), “la chiesa non ha bisogno di preti usa e getta ma di autorevoli e credibili custodi della speranza pasquale con la quale contagiare le nostre comunità” (p. 189), cioè, preti usati solo per i sacramenti. L’Autore si domanda: di quali preti oggi la Chiesa ha bisogno? Di quali comunità? Di quale esperienza ecclesiale oggi è necessaria per trasmettere la fede? Quale attenzione del vescovo al prete in difficoltà o al prete che è chiamato più a gestire una organizzazione amministrativa ed economica piuttosto che puntare alle predicazione e alla cura del popolo? Sono queste e altre le sfide del nostro tempo, i linguaggi, la comunicazione, riti che non parlano più, il folklore nelle messe, il clericalismo anche nella sponda laicale. Occorre accontentarsi del prete/presbitero per ogni stagione? Con la grazia che ci è donata, la chiesa e il ministero di oggi e di domani che è chiamato a servire in un contesto mutato suggerirà tempi e modi per servire il vangelo ed edificare la chiesa di Cristo.

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