Fede, speranza e carità, nel dinamismo teologale dell’esistenza cristiana, queste tre virtù non vanno viste separate ma si incrociano. La speranza di fronte alla “sfida della complessità” è una sfida culturale contemporanea per la riflessione teologica, soprattutto quando tocca argomenti come la morte, la malattia, l’immortalità, il fine ultimo e tantomeno ideologie transumaniste che prospettano un futuro di benessere. Il testo del teologo domenicano, Non muoio, entro nella vita, Breve escatologia in orizzonte interdisciplinare (Firenze, 2025, 110 pp.), fr. Daniele Aucone, docente di dogmatica in alcune università romane, presenta un contributo originale alla luce delle riflessioni storico-bibliche e patristiche, in un approccio interdisciplinare delle diverse aeree del pensiero teologico “e in un atteggiamento di conversazione costante con l’organizzazione dei saperi del tempo” (p. 9).
La vita cristiana è sempre un attesa, un’attesa escatologica, “la certezza che vi sia un éschaton, ossia che la storia tenda verso un fine ultimo e non verso il puro vuoto” (p. 13). “L’escatologia cristiana non è tanto legata all’attesa di qualcosa, ma di qualcuno, cioè lo stesso Verbo incarnato, crocifisso e risorto, che asceso alla destra del Padre, tornerà un giorno come giudice” (p. 25). L’Autore colloca l’esistenza cristiana nel dinamismo teologale della speranza, uno stile e un atteggiamento escatologico, il cui “nucleo dell’attesa escatologica del cristiano è la potente affermazione paolina «e così saremo sempre con il Signore»” (1Ts 4,17), (p. 57). Resta peculiare nella vita cristiana l’attesa della venuta del Signore: “Egli viene! Egli è alle porte!”, tuttavia, il cristiano non solo lo crede ma lo invoca e lo annuncia agli altri, con “uno stile di vita escatologico” (pp. 97-101). “Il cristiano non conosce nei minimi dettagli ciò che lo attende, ma è inserito in una promessa e in un’economia salvifica in cui sarà chiamato a partecipare ad una misteriosa trasfigurazione dove ci sarà anche il cosmo, un rinnovamento escatologico del mondo sensibile” (cfr. pp. 68-69). Vita eterna, beatitudine, cielo, immagini e simboli, che non indicano una “collocazione topologico-spaziale, ma una condizione consistente nell’essere associati in pienezza definitiva a partecipare alla vita dell’Eterno, alla sua beatitudine connaturale” (p. 70).
Il discorso sugli ultimi tempi, sull’escatologia, rappresenta un duro tema da masticare, non solo nelle università pontificie, negli studi teologici, ma anche nelle catechesi, nelle omelie, una questione che riguarda il rinnovamento teologico e la formazione dei presbiteri e dei religiosi, non solo, il discorso ultimo, non può essere una riflessione da affrontare solo sul punto di morte o quando le forze degli anni vengono meno e si avvicina il momento del distacco da questo mondo.

L’Autore, sottolinea la dimensione fondamentale della speranza, da vivere qui, oggi, nel presente, evidenziando la critica e la provocazione alla speranza cristiana: “nel tempo del cyberspazio e di svariati progetti di immortalità digitale” (p. 67), a maggior ragione, la pretesa cristiana di “dare ragione della speranza di cui siamo abitati” (cfr. 1Pt 3,18-17), “richiama alla responsabilità e alla serietà della vita di fede, prendendo sul serio l‘offerta della salvezza in Cristo e sottolineando l’ineludibile drammatica della libertà umana che se ne trova coinvolta” (p. 77).

Il saggio, non è di nicchia, pur rivolgendosi ai cultori di teologia e di spiritualità, non solo studenti e credenti, interessa lettori che pur non addentrati in un genere letterario specifico, invita a scoprire e a ricercare con l’aiuto della fede alcune domande legittime che nascono dal vissuto umano, animati dalla speranza viva e vivente, come affermava papa Francesco in una catechesi su questa virtù teologale (05.04.20217): “La speranza che abita in noi, quindi, non può rimanere nascosta dentro di noi, nel nostro cuore: ma, sarebbe una speranza debole, che non ha il coraggio di uscire fuori e farsi vedere; ma la nostra speranza”.
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