XXVII TEMPO ORDINARIO – ANNO C – LC 17,5-10
Il fil rouge di questa domenica tra la prima lettura e il vangelo è la fede, la qualità e la vitalità della fede. L’iniquità e la violenza sembrano predominare e il credente davanti alla tragica realtà si lamenta e grida a Dio: perché non interviene? Nel vangelo i discepoli sono messi in guardia da Gesù dal confidare in se stessi, perché questo è il peccato che si oppone radicalmente alla fede. Essi rivolgono al Signore una preghiera: “Accresci la nostra fede”! “In ebraico, la parola “fede” (‘emunáh) significa solidità e fiducia, indica un fondamento saldo su cui costruire la propria vita. Non significa pretendere che Dio faccia ciò che vogliamo noi o secondo i nostri tempi, ma accogliere il suo agire, affidandosi pienamente, anche quando non comprendiamo tutto” (GC).
Il vocabolario della fede
Oggi non viviamo tempi bui? Non come quelli che viveva il profeta Abacuc, ma sono sempre tempi difficili in cui il giusto può trovare vita grazie alla fede. La fede è vivere nello spazio della relazione con il Signore ed è necessaria per sostenere i rapporti fraterni, per vivere la vita comunitaria, le relazioni ecclesiali. Sostiene Enzo Bianchi: “La fede non è innanzitutto un “credere che” (ad esempio che Dio esista) ma è un atto di fiducia nel Signore. Si tratta di aderire al Signore, di legarsi a lui, di mettere fiducia in lui fino ad abbandonarsi a lui in un rapporto vitale, personalissimo.Sulla bocca di Gesù, è frequente l’uso del verbo “credere” (pisteúo) e del sostantivo “fede” (pístis) in modo assoluto, senza complementi o specificazioni. La nostra fede è sempre oligopistía, fede a breve respiro, ma basta avere in noi il seme di questa adesione alla potenza dell’amore di Dio operante in Gesù Cristo”.

Il piccolo seme
La fede è dinamica e opera solo se è genuina. Ne basta poca per fare cose grandi. “La fede è, sì, uno straordinario dinamismo interiore ma che, al tempo stesso, è una realtà fragile, delicata, che corre il rischio di atrofizzarsi”(RM). Se aveste fede quanto un granello di senape, .. I discepoli chiedono una fede aumentata, e la risposta di Gesù è lo stupore per descrivere il regno di Dio: “di avere coscienza di quanto sia piccolo, ma dovremmo anche vederlo come seme seminato, morto sottoterra, germinato e cresciuto, fino a diventare grande come un arbusto che dà riparo agli uccelli del cielo” (EB).

Servi inutili
Gesù introduce un altro insegnamento con la parabola del servo, raccontando di un contadino e del suo schiavo, che lavora duramente nei campi e poi continua a servire in casa. Ciò che si fa per il Signore, si fa gratuitamente e bene, per amore e nella libertà, non per avere un premio. Ai suoi, Gesù chiede un servizio disinteressato e gratuito. Essere servi del Signore non ha nulla a che vedere con la rivendicazione di un rapporto di tipo contrattuale. Chi è un “servo” nell’economia cristiana? Purtroppo nella vita della chiesa i premi, i meriti, vengono dati da sé a se stessi e non c’è neanche da aspettare qualcosa da Dio! Nella sequela di Gesù non si rivendica nulla, non si pretendono riconoscimenti. Compito del servo è servire. La parabola qualifica gli apostoli come servi che se hanno eseguito bene il loro compito, semplicemente hanno fatto ciò che dovevano. “Siamo semplicemente dei servi; siamo dei servi e nulla più; non ci è dovuto nulla per ciò che abbiamo fatto”. “E questo è importante perché qui si sta parlando di chi nella comunità cristiana svolge un ruolo di autorità. I responsabili ecclesiali sono interpellati circa la coscienza del loro ruolo. Se tengono lo sguardo fisso al Signore essi non possono che considerarsi semplici servi e nemmeno si sognano di avanzare pretese o che a loro siano dovuti riconoscimenti e ringraziamenti. Se invece lo sguardo è su di sé o sulle persone che hanno attorno, essi rischiano di ergersi a padroni e passare dall’essere servi all’avere dei servi ” (LM).

La fede non è una realtà soggetta a dimensioni e quantità, ma un dinamismo che richiede di fare alleanza con la verità e la sincerità del cuore. La fede è un cammino, un movimento, una decisione fondamentale, anzi, l’opzione fondamentale della vita, e quando si sceglie di andare avanti, si è decisi di non rimanere dove si sta. Come dice il biblista Gianni Carozza: “Anche un piccolo frammento di fede, se sincero e vissuto con costanza, può compiere meraviglie che, agli occhi umani, sembrerebbero impossibili. Non conta la quantità della fede, ma la sua qualità”.
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