Occorreva anche il Sì di Giuseppe, all’economia di grazia, al misterioso progetto di Dio, che si rivela agli umili e ai puri di cuore. Giuseppe è un uomo giusto, dal cuore mite, innamorato di Dio, di Maria e di Gesù. Giuseppe è un uomo fedele, giusto, che agisce con giustizia e con misericordia, dialoga perché ascolta, si confronta perché fa silenzio.

Il campo d’indagine è complesso, perché il santo di cui parliamo non ha lasciato una parola. I vangeli di lui non riportano nessuna parola, sono scarni, ma c’è qualcosa di imprevisto che bisogna leggere sopra le righe. «Giuseppe non ha detto parole, ma è stato un uomo di parola, capace di mantenere la parola data con Dio, la sua sposa e il bambino affidato a lui» (R. MANES, La melodia e il silenzio, 2021). Non solo, è una figura così amata dai devoti che farla uscire da una esclusiva cornice devozionale è complicato. San Giuseppe di Nazaret, sposo di Maria e padre putativo di Gesù, è un santo sorprendente, carico di una potente corrente di mistero e di amore. La Lettera Apostolica di Papa Francesco, Patris Corde(2021) nell’”Anno dedicato a San Giuseppe”, ha suscitato l’interesse saggistico, mentre quello dei devoti non è mai mancato.

Nell’autobiografia della mistica carmelitana santa Teresa d’Avila, “Il libro della mia vita” (1562-1565), confidava la devozione al santo: «Non mi ricordo finora di averlo mai pregato di una grazia senza averla subito ottenuta. Ed è cosa che fa meraviglia ricordare i grandi favori che il Signore mi ha fatto e i pericoli di anima e di corpo da cui mi ha liberata per l’intercessione di questo Santo benedetto». Papa Francesco ha ricordato più volte che “il padre adottivo di Gesù è stato venerato da molti grandi santi”, tra cui: san Giovanni XXIII, san Paolo VI. Pio IX nel 1870 lo ha dichiarato Patrono della Chiesa Cattolica, mentre san Giovanni Paolo II nel 2000 scrisse l’Esortazione Apostolica dal titolo “Custode del Redentore”. Papa Bergoglio ha confidato la sua devozione allo Sposo di Maria, con la diffusione di un bellissima immagine, san Giuseppe dormiente, sogna, parla con Dio, prega e si affida.
Scegliamo alcuni aspetti della figura di Giuseppe. Secondo i vangeli egli era un artigiano: 1) Artigiano della vita spirituale; 2) Artigiano del silenzio; 3) Artigiano della custodia. 1) Un noto autore di spiritualità, L. M. Epicoco nel testo “Con cuore di padre” (2021) sostiene: «La vita spirituale non è distanza dalla realtà, bensì immersione in essa. In questo Giuseppe è un maestro di vita spirituale. Lo avevano intuito molti Santi e Sante, tanto da riconoscere in lui, anche quello di protettore speciale dei contemplativi». 2) Di Giuseppe non abbiamo una parola perché si è concentrato sulla Parola. L’uomo del silenzio ne ha intuito la portata gustosa e feconda. “Il silenzio è polisemico: c’è un silenzio positivo, tutto proiettato all’ascolto, alla meraviglia; c’è un silenzio negativo, l’omertà, il rancore” (V.L. MANULI, Giuseppe di Nazareth, 2021). 3) Il verbo custodire in ebraico si traduce con shamar: “sorvegliare, vigilare, fare la guardia, salvaguardare”. È il verbo di chi scruta l’orizzonte con attenzione per cogliere il pericolo che arriva. Cosa si custodisce che è in pericolo? La cura della paternità, la fede, la vita lavorativa, la vita ecclesiale e sociale. Che bisogno c’è di San Giuseppe? Che funzione ha nell’economia della salvezza?
“L’avventura di san Giuseppe è un paradigma di come accogliere il bene e crescere in esso, e credo che valga la pena camminare sui suoi passi” (F. ROSINI, San Giuseppe, 2021). Giuseppe e Maria non comprendono tutto, ma tutto “custodiscono nel cuore”. La grandezza di Giuseppe è il “suo cuore”, si può intravedere nel silenzio dei suoi gesti, nell’azione della sua ricerca e nell’abbandono alla volontà del Signore.

Santa Giuseppe corredentore… senza il suo “si”, non sarebbe avvenuta per noi la salvezza.Amen