Sul nostro smartphone abbiamo una App per la Bibbia, addirittura una App per la preghiera, per domande spirituali, e così via … Rosario online, liturgia delle ore, insomma, il sacro scorre sui cavi e sulle fibre ottiche, un’esperienza di sacro (?!), un’esperienza spirituale che interroga. Il desiderio di sacro è intercettato dagli influencer cattolici, oggi si parla di “cristianesimo digitale” di “evangelizzazione digitale”. Da un lato, fa riflettere l’autenticità di queste App; dall’altro, non essendoci un interlocutore in carne ed ossa, fisicità, si rivolgono domande a Chat Gpt, Meta Ai, Gemini, che non possono sostituire l’incontro reale, vivo, vis à vis.
Esistono diversi testi e saggi scientifici nell’era tecnologica, pur essendo un mezzo importante per avvicinarsi alla fede, aiutano a sapersi districare tra l’analogico e l’Intelligenza Artificiale, tenendo presente i rischi di affidarsi a strumenti, una sfida, una opportunità, ma anche criteri etici, discernimento per sapersi muovere tra gli strumenti digitali senza perdere il contatto con il reale.
Come sostiene un esperto di IA, il filosofo Luciano Floridi, la nostra gran parte della vita è “onlife”. Era già stata la pandemia da Covid 19 ad introdurci alla spiritualità digitale: Lectio divina, Messe, catechesi, adesso il progresso tecnologico ha accelerato i tempi. I rischi? L’esperienza con Dio è solo un rapporto personale? E la vita comunitaria? Il confronto? La vita spirituale non è un’esperienza da consumare sugli smartphone. Se da un lato c’è la richiesta di sacro, di spiritualità, un bisogno naturale nel profondo dell’uomo, dall’altro, se le “vie del Signore infinite”, sono le vie giuste per essere accompagnati spiritualmente all’incontro con Dio?

Il rapporto Dio-persona nell’infosfera digitale deve saper custodire la persona, la sua unicità, tuttavia questo rapporto non è fatto di informazioni. “La tecnologia è un ottimo mezzo ma la meta è sempre un incontro reale”, afferma un religioso domenicano.
La spiritualità non è una App Fitness o Salute; oggi chi possiede un Apple Watch, all’utente giungono messaggi per ricordare di registrare emozioni, ansia, stanchezza, sentimenti, lo stato attuale. Si può chiedere ad un software: “Dio esiste?” No, non è un paradosso, mettiamo in conto a proposito della spiritualità una richiesta che non è banale, che forse ci si attende una risposta, ma non sarà una App a dirci dell’esistenza o meno di Dio.
A proposito dell’evangelizzazione nel mondo digitale, il docente Massimiliano Padula afferma: “Esiste una certa narrativa intorno a internet, il web e i media digitali, che spinge molto sul negativo. Molti demonizzano, molti inquadrano i media in chiave patologica, altri utilizzano il termine disumanizzazione, io invece credo che all’interno degli spazi on-line, cioè luoghi e territori di quotidiana interazione sociale, come forum di discussione, social network e gruppi whatsapp, che ormai comprendono porzioni significative del nostro vivere quotidiano, l’individuo tende ad eccedere di umanità, plus umanizzazione”.

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